DURA LEX, SED LEX

Il concetto dello Stato di diritto presuppone che l'agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti (cit. Wikipedia), il che ci distingue da quei paesi in cui la vita sociale non è regolata da norme giuridiche ma dal volere di governi assolutistici se non addirittura dittatoriali.

Negli stati di diritto, quale noi siamo, la legge viene doverosamente rispettata. Certo, come tutti i fenomeni umani, non tutte le leggi sono perfette, gradite ed opportune: in particolare, nel nostro paese la qualità di alcuni tipi di legislazione, come quella che regola il lavoro, ha lasciato parecchio a desiderare negli ultimi anni; tali leggi, per fortuna, possono essere cambiate o addirittura abrogate, ma fin quando sono vigenti vanno, purtroppo o per fortuna, rispettate. Dura lex, sed lex ammoniva Socrate, alias “la legge è legge”, come intimava il gendarme Fernandel al povero contrabbandiere Totò.

Se, di conseguenza, il D.Lgs 150/09 (Brunetta), provvedimento che alla UIL certamente non piace e che da anni lotta per modificare, stabilisce agli artt. 24 e 62 che non può procedersi allo scorrimento di graduatorie risultanti dalle procedure selettive interne precedentemente svolte, così come la circolare n. 11786 del 22 febbraio 2011 del Dipartimento della Funzione pubblica vieta di ricorrere allo scorrimento di graduatorie relative a idonei delle progressioni verticali a decorrere dal 1° gennaio 2010, orientamento recentemente confermato dalla sentenza 2 luglio 2015 n. 3284 del Consiglio di Stato, allora siamo costretti ad adeguarci, in attesa di auspicate migliorie normative e/o contrattuali. D’altronde, se fosse stato possibile perché non attuare gli scorrimenti per i passaggi economici del 2010 o quelli di Area dell’anno prima, visto che migliaia di colleghi sono rimasti al palo?

E dunque non può che definirsi vergognoso il comportamento di una O.S. che, al fine di farsi bella con i lavoratori, ma più probabilmente di gettare fumo negli occhi e porre una pezza alle conseguenze derivanti dalla sottoscrizione dell’accordo sulle progressioni economiche, si inventa proposte irricevibili di scorrimento delle graduatorie degli “idonei” per le future procedure, dopo che in sede di incontro con l’Amministrazione ha scoperto l’acqua calda, cioè che per le progressioni 2017 verrà, con ogni probabilità, utilizzato il criterio della valutazione, e conseguentemente verrà attuata una pesante disparità di trattamento per quelle migliaia di lavoratori che resteranno fuori dai passaggi dei prossimi mesi. E, non contenta di ciò, ha anche la faccia tosta di affermare che la responsabilità del rifiuto di tale “proposta” sarebbe da attribuire “alle OO.SS non firmatarie dell’accordo 2016”, attribuendoci improbabili prerogative o diritti di veto per giustificare la propria ignoranza giuridica.

Non solo: dulcis in fundo, secondo loro le “colpe” di una possibile sospensione giurisdizionale di un bando che, in quel caso, si rivelerebbe essere evidentemente illegittimo, andrebbero attribuite a chi intende ricorrere a tutela dei propri diritti, e quindi del rispetto della normativa: un po’ come affermare che se i lavori della Salerno-Reggio Calabria vanno a rilento per colpa delle infiltrazioni mafiose negli appalti, la colpa magari sarebbe non della criminalità ma di chi li denuncia!!

Possiamo anche capire le difficoltà e l’imbarazzo di chi si è reso conto di averla fatta fuori dal vasino (qualche altra O.S. firmataria, in sede di riunione, ha candidamente ammesso che si tratta di un concorso a quiz e non di una semplice formazione), cioè di aver avallato un qualcosa che è al di fuori delle regole, con i lavoratori che saranno costretti a sacrificare parte delle ferie per studiare, magari anche sotto l’ombrellone (ma se era formazione, non andava espletata solo in orario di lavoro?) e che non garantirà un facile passaggio per tutti nel biennio, visto che uno dei principi sotto osservazione dagli organi di controllo è quello della selettività delle procedure. Ma invece di mantenere la schiena dritta e magari ammettere le proprie responsabilità, non trova di meglio che lanciare accuse ridicole nei confronti di chi, con coerenza e trasparenza, ci ha messo la faccia fin dalla prima ora.

Accuse che, è bene chiarire, da oggi in poi non saranno tollerate oltre.

Roma, 11 luglio 2016                                                   Il Coordinamento

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