L’amministrazione che non c’è “a breve” è quella che compare solo quando deve imporre vincoli, ma scompare quando dovrebbe assumersi responsabilità.
È l’amministrazione che pretende procedure impeccabili dai lavoratori, mentre non garantisce neppure l’essenziale: risposte, monitoraggi, atti conseguenti, trasparenza.
È l’amministrazione che convoca tavoli senza portare soluzioni, che annuncia impegni senza darne seguito, che chiede flessibilità ma non ne offre, che parla di modernizzazione mentre continua a operare con logiche novecentesche.
E tutto questo accade perché i vertici, che sono nominati, e pensano ad altro:
pensano a equilibri politici, a strategie di carriera, a rapporti con i livelli superiori, a ciò che conviene “verso l’alto”, non a ciò che serve realmente.
Sono vertici che vivono la struttura come un passaggio, non come una responsabilità; che guardano più ai dossier che fanno curriculum che ai problemi che vivono i lavoratori; che parlano di governance ma evitano la gestione quotidiana, quella che richiede presenza, decisioni e assunzione di responsabilità.
Un’amministrazione che non c’è non è neutra: produce ritardi, scarica inefficienze sui lavoratori, alimenta sfiducia e rende impossibile programmare il lavoro in modo serio.
E quando l’assenza diventa sistemica, non è più un problema tecnico: è una scelta politica.
Una scelta che scarica tutto verso i lavoratori, che deresponsabilizza chi dovrebbe decidere, e che lascia i dipendenti soli davanti a disfunzioni che non dipendono da loro.
Per questo diciamo con chiarezza che l’amministrazione deve esserci: nelle risposte, nei controlli, nelle responsabilità, nella trasparenza, nella capacità di assumere impegni verificabili e di mantenerli.
Perché senza un’amministrazione che c’è davvero, ogni innovazione è solo retorica, ogni tavolo è solo liturgia, e ogni promessa lascia il tempo che trova.
Roma, 2 luglio 2026
Il Coordinamento
