Nell’ultima riunione del 12 maggio 2026 (sede RSU MEF Via XX Settembre), l’Amministrazione aveva preso un impegno chiaro:
fornire i dati sul numero dei dipendenti che entrano alle 7:00, al netto di chi vi rientra per esigenze di servizio, e riconvocare il tavolo.
Non solo questi dati non sono mai stati forniti, ma l’Amministrazione ha deciso di chiudere il confronto e procedere con un atto unilaterale, trincerandosi dietro il rispetto “formale” delle tempistiche del CCNL.
Una scelta che smentisce quanto dichiarato al tavolo e che dimostra, ancora una volta, che quando si tratta di ascoltare i lavoratori, il MEF preferisce voltarsi dall’altra parte.
Ma il punto è ancora più grave.
Il CCNL si rispetta solo quando serve a imporre, mai quando serve a garantire.
Se davvero il MEF avesse questo improvviso amore per il rispetto del CCNL, allora:
- le PEO 2025 sarebbero già concluse, con graduatorie definitive pubblicate;
- il nuovo bando PEO sarebbe già partito;
- il coworking, annunciato per la prima settimana di giugno, sarebbe operativo;
- la revisione dei coefficienti dei rimborsi spese sarebbe stata avviata;
- i passaggi di area sarebbero stati programmati e finanziati, come previsto dal CCNL;
- le alte professionalità non verrebbero usate come scorciatoia, sottraendo opportunità di crescita al personale interno…
Invece, su tutto ciò che riguarda la valorizzazione del personale interno, il CCNL diventa improvvisamente “flessibile”, “interpretativo”, “in lavorazione”.
Ma quando si tratta di imporre un atto unilaterale, allora il CCNL diventa un dogma.
Cambio generazionale sì, ma non sulle spalle di chi lavora già.
È inaccettabile che si continui a parlare di “ricambio generazionale” mentre:
- non si attivano i passaggi di area,
- non si aprono reali percorsi di crescita,
- si moltiplicano le alte professionalità,
- si assumono figure esterne che occupano posti e funzioni che potrebbero essere ricoperte dal personale interno.
Il ricambio generazionale non può essere una foglia di fico per ignorare chi da anni manda avanti gli uffici.
Non può essere un alibi per bloccare le progressioni e aprire la porta a figure esterne che, di fatto, tolgono spazio, risorse e prospettive alle aree già presenti.
La verità è semplice: non si è voluto ascoltare la voce dei lavoratori
Alla riunione del 12 maggio era emersa chiaramente la volontà di rivedersi.
Era stato detto, dichiarato, messo a verbale anzi registrato.
E invece si è preferito chiudere tutto con un atto unilaterale, scaricando la responsabilità sui “termini scaduti”.
I termini non sono scaduti per colpa della RSU o delle OO.SS.
Sono scaduti perché l’Amministrazione non ha fornito i dati, non ha dato risposte, non ha voluto riaprire il confronto.
Questo atteggiamento è vergognoso.
E dimostra una gestione che procede a colpi di atti unilaterali mentre gli impegni già sottoscritti restano lettera morta.
Noi non ci stiamo
Continueremo a pretendere:
- trasparenza sui dati relativi alla flessibilità;
- informazione preventiva in ordine all’individuazione degli uffici e dei servizi destinatari di maggiore flessibilità per esigenze organizzative e di servizio.
- conclusione immediata delle PEO 2025;
- avvio del nuovo bando PEO 2026;
- pubblicazione del coworking;
- revisione dei coefficienti dei rimborsi spese;
- attivazione dei passaggi di area;
- stop all’abuso di alte professionalità come scorciatoia per saltare le aree;
- un piano di assunzioni che non penalizzi il personale interno;
- un confronto vero, non una formalità da archiviare con un atto unilaterale.
I lavoratori non sono un dettaglio.
Non sono un ostacolo.
Non sono una variabile da ignorare.
I lavoratori non meritano atti unilaterali:
meritano risposte, serietà e rispetto.
Roma, 23 giugno 2026
Il Coordinamento
