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Policy sul Lavoro Agile “Un buon accordo?”

In questi giorni si sta assistendo a una forte accelerazione per la chiusura degli accordi territoriali sul lavoro agile. Una corsa contro il tempo che viene motivata con la necessità di non restare indietro rispetto agli accordi individuali. Come se non entrasse in vigore dal 1 maggio l’accordo nazionale.

Eppure, a pochi giorni dall’attuazione della nuova policy, mancano ancora strumenti fondamentali che dovrebbero accompagnarla: moduli, accordi definitivi, informative chiare e le tanto attese FAQ. Un’assenza che genera incertezza e che rende difficile comprendere appieno l’impatto reale delle nuove disposizioni sul lavoro quotidiano.

Come UIL, sia a livello centrale che territoriale, abbiamo scelto con responsabilità di non firmare accordi che non portino miglioramenti concreti per il personale. Non è una posizione ideologica, ma una scelta di tutela.

Il lavoro agile dovrebbe rappresentare un modello organizzativo moderno, capace di coniugare efficienza e qualità della vita. Tuttavia, ciò che emerge è una trasformazione progressiva in uno strumento sempre più vincolato, con margini di autonomia ridotti e condizioni che rischiano di renderlo una concessione discrezionale, piuttosto che un diritto regolato.

Non siamo soli in questa valutazione. In diverse sedi territoriali, anche rappresentanti di altre sigle sindacali — incluse alcune firmatarie a livello nazionale — hanno espresso dubbi concreti, arrivando in alcuni casi ad astenersi o a rivedere le proprie posizioni, anche alla luce delle bozze di FAQ circolate e della mancata chiarezza complessiva.

Abbiamo chiesto come mai la scelta di non condivide la bontà dell’accordo nazionale così sbandierato. Risposta che i rappresentanti territoriali avrebbero margini per modificare la policy.

Tra cui una delle sedi coinvolte è la stessa dove lavora uno dei firmatari dell’accordo nazionale.

Una lettura che solleva interrogativi importanti: quanto è stata realmente condivisa questa impostazione a livello nazionale? E soprattutto, quali sono i reali spazi di miglioramento?

Ci viene in mente una battuta di Totò: “Ma mi faccia il piacere”.

Le indicazioni che sembrano emergere vanno invece nella direzione di un rispetto rigido dell’accordo nazionale, con margini di intervento limitati e, in alcuni casi, orientati più a restringere che ad ampliare le tutele.

Ci troviamo di fronte a un evidente paradosso.

Per questo riteniamo doveroso porre una domanda chiara: questo accordo rappresenta davvero un vantaggio per i lavoratori, oppure rischia di essere solo un’operazione formale?

Nel frattempo, mentre aumentano le incertezze, l’unica cosa che sembra procedere senza esitazioni è il countdown sulla intranet.

Noi continueremo a esserci, con serietà e coerenza, per difendere un’idea di lavoro agile che sia realmente sostenibile, equa e rispettosa delle persone.

Vi invitiamo a condividere con noi dubbi, esperienze e segnalazioni. Il confronto è la nostra forza.

Roma, 28 aprile 2026

                                                 Il Coordinamento

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