La notizia riportata oggi — secondo cui 20 giudici onorari su 23 sarebbero stati respinti al concorso per diventare magistrati tributari professionali, continuando però a esercitare come giudici onorari — rappresenta l’ennesima conferma di ciò che, come Organizzazione, denunciamo da anni: una giustizia tributaria costruita sulla precarietà, sull’improvvisazione e su un modello che ormai non regge più.
È paradossale, per non dire indecoroso, che lo Stato pretenda competenza, rigore e qualità del servizio quando, al tempo stesso, tollera un sistema che affida funzioni delicate a figure prive delle necessarie garanzie strutturali, formative e professionali.
Il risultato? Una giustizia “onoraria” che diventa l’ennesima toppa su un sistema che avrebbe bisogno di ben altro: investimenti, formazione adeguata e reclutamento trasparente, non scorciatoie.
Il vero scandalo non è che 20 su 23 siano stati bocciati al concorso.
Il vero scandalo è che possano continuare ad esercitare lo stesso incarico per cui non sono stati ritenuti idonei.
È questa la fotografia della giustizia tributaria italiana: un sistema che pretende autorevolezza, ma che continua a basarsi su meccanismi che alimentano sfiducia, precarietà e disfunzioni.
Come Organizzazione sindacale continueremo a denunciare queste contraddizioni e a chiedere una riforma vera, non cosmetica:
* con magistrati selezionati con criteri seri e uniformi;
* con percorsi formativi obbligatori e continui;
* con organici stabili e non fondati sull’“onorari età” come soluzione economica.
Fino a quando prevarrà la logica del risparmio e dell’emergenza, la giustizia tributaria rimarrà un sistema fragile, esposto a critiche e incapace di garantire il livello di qualità che cittadini e lavoratori hanno il diritto di pretendere.
Roma 20 novembre 2025
Il Coordinamento

