A seguito del nostro comunicato, che ha dato voce al forte disagio espresso dai lavoratori – ormai stanchi di un’Amministrazione che, soprattutto negli ultimi sei mesi, sembra ignorarne sistematicamente le esigenze – apprendiamo che, giovedì 24 luglio 2025, si sono finalmente riuniti.
Dispiace, però, constatare che, per l’ennesima volta, si ricorra a giustificazioni ed espedienti di varia natura per tentare di coprire ritardi e inefficienze, oramai lampanti, che riguardano aspetti che, al contrario, dovrebbero procedere in modo naturale e lineare.
A questo punto, più che Ministero dell’Economia e delle Finanze, sembra diventato il Ministero della Complicazione degli Affari Semplici, soprattutto quando si tratta di trovare soluzioni concrete per soddisfare le attese del personale.
C’è sempre un cavillo, una norma interpretata in senso restrittivo, un vincolo tecnico o burocratico che impedisce di “trovare la quadra”. Chissà come mai?
A volte sembra quasi che lo si cerchi appositamente, come se ci fosse un impegno costante – giorno e notte – nel rintracciare l’impedimento o il dettaglio che riesce a sbarrare ogni possibilità di risoluzione.
E ciò che è davvero inaccettabile è che mai si tenti di trovare un modo per superare l’ostacolo: quel cavillo diventa sempre più un muro invalicabile da consolidare, quasi come la muraglia cinese.
Eppure, quando si vuole, per le situazioni che “interessano” all’amministrazione, anche per le questioni e le problematiche più insensate si riesce a uscire incredibilmente dall’impasse e si semplifica il tutto. Si trova la chiave di lettura corretta e la norma adatta per un’interpretazione estensiva e favorevole, e tutto, magicamente si sblocca.
Le promesse al tavolo negoziale? Affermano che ci sarà “un’accelerazione su tutte le criticità”. Ma, per quanto ci riguarda, le promesse non bastano più e noi non ci caschiamo, come pure il personale.
Il personale pretende risposte concrete, immediate, né di più e né di meno di quanto era stato dichiarato dal Capo Dipartimento e dalla stessa Direzione del Personale del DAG nel primo incontro che si era avuto.
Le parole d’ordine erano state chiare: presenza e personale!
A questo punto, visto il periodo temporale trascorso: il tempo delle attese e delle promesse è finito!
Il personale non è come un software da riprogrammare, né una pratica con numero di protocollo da spostare.
Il nostro Dicastero è composto di tante persone vere, con aspettative, attese ed esigenze reali, che meritano rispetto, ascolto e soluzioni. E non frasi di circostanza.
È tempo di uscire da questo torpore e di svegliarsi.
Roma 28 luglio 2025
Il Coordinamento

