È tempo di assumersi le responsabilità: servono risposte, non più alibi!

Sono passati diversi mesi dal cambio al vertice della Direzione del Personale del DAG. Il bilancio, purtroppo, è ormai evidente: le aspettative sono state disattese e la gestione complessiva versa in condizioni ben lontane da uno standard accettabile.

Dall’inizio dell’anno si è consolidato un preoccupante stato di stallo istituzionale, che ha generato smarrimento organizzativo, decisioni incoerenti e un clima lavorativo segnato da crescente incertezza e demotivazione. L’assenza di una direzione chiara e di una visione strategica ha prodotto effetti concreti: inefficienze, disorganizzazione e perdita di fiducia.

Non è più accettabile nascondersi dietro formule come “ho una delega, non l’incarico” per eludere le responsabilità. Anche dopo il conferimento formale dell’incarico – peraltro giunto con inspiegabile ritardo – non si è registrato alcun cambio di passo. Anzi, la situazione si è ulteriormente aggravata: confusione crescente, scelte disarticolate e competenze interne sistematicamente ignorate o marginalizzate.

Dalle prime riunioni con i nuovi vertici ci si attendeva un segnale di svolta. E il segnale è arrivato, sì: ma in senso opposto alle aspettative. Ci era stato promesso ascolto, attenzione al personale, dialogo costruttivo. Oggi, dobbiamo constatare l’esatto contrario: ci troviamo di fronte a una regressione diffusa, con criticità che si aggravano e nessuna soluzione in vista.

Quel che si poteva peggiorare è stato peggiorato. E ciò che era già critico è stato lasciato scivolare nell’abbandono. Alcuni esempi parlano da soli:

Coworking: policy definita da mesi, ma nessuna graduatoria, nessuna comunicazione, nessuna prospettiva concreta.

Progressioni Economiche Orizzontali (PEO): dopo sette mesi, tutto fermo. Il personale attende, ma si continua a brancolare nel buio.

Stabilizzazione dei comandati: mesi per definire una procedura elementare. L’impegno annunciato per fine giugno? Ancora disatteso.

Attivazione nuovi comandi: Gli uffici sono ridotti di personale ed in attesa di nuovo personale che arriva da altre amministrazioni. Tutto fermo e tutto tace ed intanto il personale è in grosse difficoltà.

Richieste documentali duplicate: uffici della stessa direzione, con firma dello stesso direttore, che chiedono la distanza documentazione nel giro di pochi giorni, atti già in possesso dell’amministrazione. Una situazione che sfida la logica.

Procedimenti di diffida discutibili: atti privi di riscontro, spesso imbarazzanti per superficialità, imprecisione e confusione normativa. Attivando conteziosi contro l’amministrazione.

Orario di lavoro: nessun segnale di attenzione alle categorie più fragili, nessuna apertura a soluzioni flessibili.

Situazione CRI: ancora sospesa da anni, senza alcun avanzamento, né comunicazione. Solo silenzio.

Nuove assunzioni: incapacità di aggiornare perfino un elenco di priorità di legge, nonostante PEC regolarmente inviate. Intanto si segnalano comportamenti inaccettabili, con funzionari che disincentivano l’esercizio di diritti legittimi da parte dei neoassunti.

Assegnazioni Neo Funzionari: avvenute senza logica, ne attraverso la semplice lettura del CV, e neanche attraverso la specifica dichiara dal dipendente e richiesta dalla stessa amministrazione. Forse volevano far fare solo una prova di esercizio ai nuovi funzionari. Oltre a non tener conto degli aspetti professionali neanche delle esigenze personali. Diremmo ottima presentazione e accoglienza.

Attribuzione degli incarichi dirigenziali: destano forti perplessità le modalità con cui sono stati conferiti alcuni incarichi. Dopo il ritiro dei bandi pubblici, gli incarichi sono stati assegnati all’unico funzionario che, "miracolosamente", risultava essere l’unico ad aver presentato domanda. Una procedura che solleva più di un dubbio sulla trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa.

Relazioni sindacali: il pensionamento del dirigente era noto da mesi. A oggi, tutto è gestito da un interim da un ex comma 6. Non discutiamo bravissima persona, ma con il massimo rispetto, ci si attende ben altro, visto anche i trascorsi. Evidentemente questa è la considerazione riservata alle rappresentanze sindacali e soprattutto alla prima organizzazione sindacale del MEF.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una gestione disordinata, inconcludente e priva di visione, che mina la tenuta stessa dell’amministrazione.

Sia chiaro: non è in discussione l’impegno del personale, né la professionalità di tanti dirigenti che, con serietà e senso del dovere, continuano a garantire il funzionamento dell’apparato.

La responsabilità di questo stato di cose è tutta politica e gestionale, e ricade su una leadership che, a distanza di mesi, si dimostra ancora priva di direzione, coerenza e competenza.

Come rappresentanze dei lavoratori, non siamo più disponibili ad assistere inerti. Rivendichiamo con forza:

Una governance autorevole, presente e consapevole delle reali dinamiche ministeriali;

Il ripristino immediato di un confronto sindacale strutturato, trasparente e continuativo;

Un piano operativo concreto, capace di affrontare con tempestività ed efficacia le criticità organizzative più urgenti.

Il personale merita rispetto, non attese infinite.

Il tempo degli alibi è finito: ora servono risposte. Ora servono soluzioni. Ora serve un cambio di direzione.

Roma, 23 luglio 2025

                                                        Il Coordinamento