La Legge di Bilancio 2025 aveva previsto: — un contributo biennale di 5.000 euro annui a favore dei neoassunti a tempo indeterminato che cambiano residenza per motivi lavorativi — è sicuramente un incentivo molto particolare, pensato per incentivare la mobilità lavorativa e, implicitamente, sostenere l’attrattività del settore pubblico e privato in aree con carenza di personale qualificato. Ma fa nascere delle riflessioni e fa emergere delle criticità, soprattutto se l’incentivo lo si cala in contesti pubblici come il nostro Dicastero.
Di fronte a tale incentivo economico però registriamo che la Policy sul lavoro agile, adottata al MEF, prevede che chi lavora nella città di residenza abbia solo 8 giornate al mese di smart working (anziché 10) e sia escluso dal coworking (fino a 5 giornate).
Al fine di evitare di adottare politiche incoerenti con quelle statali e organizzative, in cui si rischia di avvantaggiare solo parte del personale, il MEF deve adoperarsi adottando politiche che estendano i vari benefici a tutto il proprio personale.
Occorrerebbe intervenire con politiche volte a premiare la flessibilità lavorativa e alla reale valorizzazione del lavoro agile che nel contesto attuale sono diventate una priorità per ogni lavoratore.
Secondo noi un’attenta policy sul lavoro agile deve poter uniformare ed estendere la fruizione delle giornate di smart working, allargare la platea dei beneficiari del coworking (non limitando la concessione delle giornate con il contagocce), in modo che tali istituti vadano a impattare positivamente sul benessere organizzativo dei lavoratori.
Se da una parte la Legge di Bilancio concede per attrarre, il MEF non può limitare, togliere o vanificare.
Roma, 13 giugno 2025
Il Coordinamento

